Oro, picconi e decarbonizzazione: investire nel futuro del mining
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28 Ottobre 2024


La decarbonizzazione e la crescente competitività ridefiniscono il settore minerario, aprendo le porte a un nuovo superciclo (questa volta green). Con una domanda sempre più alta di minerali per l’energia pulita, le aziende si preparano a cogliere nuove opportunità in un mercato in evoluzione
“Quando tutti cercano l’oro, è un buon momento per fare affari con picconi e pale”, affermava Mark Twain. Il celebre scrittore ne aveva avuto esperienza diretta: la sua carriera di giornalista e romanziere era decollata solo in seguito al suo fallimento come cercatore d’oro, nella California di metà Ottocento. Sebbene oggi gli strumenti per estrarre minerali preziosi siano molto diversi, il ragionamento di Twain rimane attuale, e non solo per l’oro, ma per l’intera industria mineraria. “Per gli investitori, la domanda chiave è: come identificare le migliori opportunità a lungo termine in questo settore ciclico?” incalzano David Souccar, Portfolio manager, senior research analyst e Robert Berner, Senior investigative analyst di Il comparto, per molti all’alba di un nuovo superciclo, sta infatti affrontando alcune importanti sfide, legate in primis alla decarbonizzazione dell’economia globale e alla crescente competitività di questa industria. Eccole spiegate dagli esperti – e perché rappresentano un’opportunità interessante per gli investitori.
Mining, la doppia faccia della transizione energetica
La prima sfida affrontata dall’industria mineraria riguarda la transizione energetica. Per raggiungere gli obiettivi fissati dagli Stati a livello globale, infatti, il settore è chiamato a estrarre un quantitativo sempre maggiore di materiali come rame, litio e cobalto, necessari per produrre batterie, veicoli elettrici e altre tecnologie per l’energia pulita. La Banca Mondiale, ad esempio, già nel 2022 osservava come la produzione di minerali come la grafite, il litio e il cobalto fosse prevista in crescita del 500% fino al 2050 per soddisfare la crescente domanda da parte del mercato.
Allo stesso tempo, tuttavia, l’industria stessa dovrà rivedere le sue pratiche per divenire maggiormente sostenibile e meno impattante a livello di sfruttamento delle risorse naturali. Uno studio del 2020 di McKinsey, ad esempio, evidenzia come l’estrazione e il processamento di alcuni minerali (in particolare il carbone) sianoresponsabili di circa il 4-7% delle emissioni dirette di gas serra a livello mondiale. Per superare questa sfida, e dalla firma degli Accordi di Parigi nel 2015, il settore minerario ha messo a terra le proprie agende, riflettendo al contempo sul futuro dell’industria nel contesto della transizione energetica.
La sfida della competitività nell’industria mineraria
A queste si lega la seconda sfida per questo settore, rappresentata dalla crescente competitività. “Si aprono poche nuove miniere a livello globale e ottenere un nuovo permesso richiede in genere più di un decennio” spiegano gli esperti. Inoltre, “le aziende devono scavare più in profondità, specialmente per l’oro e il rame, per cui si rendono necessarie attrezzature capaci di trasportare i materiali estratti in superficie a una velocità maggiore e al contempo in grado di gestire le condizioni di lavoro nel sottosuolo”. Ecco allora il ruolo centrale delle società produttrici di tali macchinari, che stanno integrando sempre più la tecnologia per soddisfare le necessità dei propri clienti. Via libera quindi a software sofisticati per aumentare la produttività e la sicurezza (senza dimenticarsi l’obiettivo primario: ridurre le emissioni di gas serra).